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blockbuster-chiusura.jpgblockbusted.jpgL’avventura di Blockbuster Italia finisce qui. È stato un piacere divertirvi oppure semplicemente tenervi compagnia in questi 18 anni” firmato Blockbuster Italia SpA in liquidazione a concordato preventivo. Questo il messaggio che a maggio ha tristemente campeggiato sull’homepage di blockbuster.it: il 6 giugno 2012 ha chiuso l’ultimo negozio italiano della catena USA, leader del noleggio di videocassette prima e DVD dopo, finita in Chapter 11 (la procedura di fallimento) a causa della concorrenza di internet e del download (prima illegale di Emule, poi legale di Netflix). Blockbuster sbarca in Italia nel 1994, ottiene un successo clamoroso, apre centinaia di negozi e convince gli italiani a disertare il cinema e a godersi film & popcorn sul divano del salotto. Ora il liquidatore cerca di ripianare i 10/12 milioni di euro di passivo vendendo i 120 store per € 50-100.000 ciascuno a Essere Benessere (catena che gestisce farmacie e parafarmacie, partecipata dal Gruppo Finiper, che ne ha rilevati un’ottantina, dipendenti compresi) e Arcaplanet (negozi per animali domestici, che ne ha acquistati 6). Perché ne parliamo su networkn-loghetto.gif? Per due motivi: primo, perché tra Blockbuster e le agenzie di viaggi, nessuno avrebbe scommesso – dieci anni fa – che il business della prima sarebbe saltato prima di quello delle seconde. Secondo, perché il piano di sviluppo dei negozi Blockbuster in Italia venne fatto coi contro-fiocchi: grandi spazi, enormi vetrine, accessibilità sia a piedi che in auto (quasi tutti avevano un parcheggio), ubicazione nei centri commerciali e comunque con 75.000 residenti nel bacino primario. Quando si aveva la ventura di aprire un’agenzia di viaggi nelle vicinanze, il confronto con Blockbuster faceva sempre sì che sembrasse piccola, buia e infilata in un angolo. Eppure tutte e due vendevano sogni.