Chi è Roberto Gentile

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L’EDITORIALE DI ROBERTO GENTILE

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CHI VA E CHI VIENE

IL NETWORK DEL MESE

L’AGENZIA DEL MESE

combo erica serra qPer parlare di Cina a ragion veduta bisogna esserci stati 49 (!) volte in 36 anni, come Michele Serra di Mistral Tour Operator, oppure averci vissuto a lungo, come Erica Giopp, writer mandarin speaking ora imprenditrice in Val Pusteria. Ci sono entrambi tornati dopo alcuni anni ed ecco le loro impressioni: da leggere con molta attenzione perché sono due delle voci turistiche, quindi tecniche e professionali, più accreditate su quel Paese:

Michele Serra - Due anni fa, di questi tempi, tornavo a Pechino dopo tre anni di assenza. Trovai una Cina rinchiusa su se stessa, come appena risvegliata da un incubo; l’industria del turismo, in particolare, era paralizzata: le agenzie, le guide, i ristoranti spariti, i controlli per gli stranieri asfissianti… Tutto era rivolto esclusivamente al turismo interno: i pagamenti, ad esempio, erano possibili solo con le app cinesi, i contanti non si usavano più e le carte di credito straniere erano escluse dai circuiti: non si poteva prendere una metro, noleggiare una bicicletta, pagare un caffè. In più, dopo il disastro del Covid e dei lockdown brutali, l’immagine internazionale era distrutta. “Ci vorranno anni!” mi dissi quando atterrai a Wuhan per compiere il mio voto, per riportare la Cina al livello di prima.

E invece eccomi qui, dopo soli due anni, in un Paese totalmente riaperto, in pieno boom turistico (almeno dall’Italia), che ancora una volta è stato capace di ripartire dalle sue ceneri: niente visti consolari, nuove linee ferroviarie, nuovi boutique hotel, nuovi musei, app che consentono l’acquisto di qualsiasi bene o servizio, traduzione simultanea con l’AI, agenzie di viaggi appena nate, guide nuove da conoscere, nuove opportunità, nuovi sogni...

Il vecchio è stato messo in soffitta e ogni volta che torniamo ci vengono idee sbalorditive da mettere in campo: la programmazione è un cantiere sempre aperto. Oggi la Cina, fra tutti i nostri prodotti, è quello più rivoluzionario, quello che promette le prospettive più spettacolari. Proprio come l’anno in cui entrai in Mistral, o quello in cui nasceva il Quality Group: questo Paese è un eterno ritorno.

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Erica Giopp - Lascio senza rimpianti una Cina dove ancora me la cavo nonostante l’uso compulsivo di WeChat, l’onnipresenza dell’intelligenza artificiale, il sorpasso dell’auto elettrica sul diesel, tutte cose che da noi sono fantascienza.

Ecco, la cosa che più mi ha colpito è la massiva, totalizzante conversione all’auto elettrica. Ho visto gli immensi parchi di ricarica, perché i cinesi l’auto non la ricaricano a casa, nossignori, ma al parco di ricarica, mentre fanno la spesa o fumano la sigaretta: perché ormai, in effetti, per una ricarica bastano 5 minuti, signora mia. Ho visto gli strabilianti punti di cambio batteria per i taxi, che sembrano auto lavaggi e invece no: entri, ti infili nel garage, un montacarichi ti solleva, una calamita ti sfila la batteria, un carrello ti porta quella nuova, il montacarichi si riabbassa e avanti il prossimo. La sigaretta non la fumi perché è proibito nei pressi dei centri di cambio batteria, e, in effetti, non faresti in tempo: meno di due minuti!

Mi ha stupito il fondamentale e decisivo riordino della logistica delle stazioni dei treni avvenuto negli ultimi anni. Prima dovevi arrivare con maggior anticipo che in aeroporto, affrontare un’estenuante coda per i controlli di sicurezza e batterti come un leone alle macchinette per ottenere la stampa del biglietto prenotato nottetempo. Ora, a biglietto prenotato su internet, si passano due semplici tornelli con la sola scansione di un documento d’identità (“Passpolt yes of cols!”) e si è a bordo. Nessuno chiede più il biglietto, nessuna lotta da leoni, nessuna coda.

Mi ha stupito il downshifting del tour operator per cui lavoravo. Dove prima si lavorava schiacciati tra un desk con computer e l’altro, mangiando cibo da asporto nelle pause e sfidandosi all’ultima ora di straordinario, ora c’è un pratico open space, dotato di ampio tavolo di co-working, salotto per brainstorming, cucina per show-cooking. Si sta in “ufficio”, se ancora lo si può definire tale, dal martedì al giovedì, dalle 10 alle 15 e il resto: “home office” ladies and gentlemen. E il tema più dibattuto non sono i prezzi della concorrenza per un tour in giornata tra Roma e Firenze passando per Siena e San Gimignano, ma: “Cosa cuciniamo domani?”.

Mi ha stupito trovare le mie amiche - che prima facevano le traduttrici – impegnate a vendere piercing senza nichel in eCommerce; quelle che gestivano camere su AirBnb a progettare satelliti per fare concorrenza a Starlink. Tutte ancora senza figli, nonostante l’età (35 anni suonati), l’abolizione della politica del figlio unico e gli incentivi statali (migliaia di Yuan, mica spicci).

Torno con tre convinzioni:

- che si può praticare il mandarino con l’Alexa di Xiaomi e anche se non dovessi più saper spiccicare mezza parola, a Pechino continueranno a dirmi: “Ohu, ma come parli bene cinese!”

- che Shanghai ha lo skyline più bello del mondo, ovviamente dopo Roma

- che sarebbe ora di visitare Taiwan: prima che sia troppo tardi.

 

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