Massimiliano Zanessi e gli ultimi vent’anni del networking italiano
Domanda – Elementi distintivi dell’agente di viaggi, ieri e oggi. Risposta - Iniziamo da quelli di base: ottima conoscenza del mercato e dei prodotti, ascolto delle esigenze espresse - e soprattutto inespresse - del cliente, capacità di vendita. A queste oggi è necessario aggiungere il presidio dei social, la gestione delle sempre più preziose risorse umane, la costante verifica delle entrate e delle uscite... E poi, la visione: non si può mandare avanti un’attività complessa come quella di un agente di viaggi senza pensare al futuro ed essere sempre pronti all’imprevisto. D – Perché ai tempi di Viaggia con Noi i network erano più di 100 e oggi quelli che contano sono meno di una dozzina? R – Perché sono cambiati i tempi, le agenzie di viaggi, i clienti, tutto... Quando ho iniziato io una rete si metteva su in poco tempo, le richieste d’aprire un’agenzia di viaggi superavano l’offerta, l’aggregazione a un network era la moda del momento. Poi si è capito che le agenzie erano più esigenti, che solo chi erogava servizi di qualità veniva scelto, che la qualità si paga e – di conseguenza – la selezione è stata darwiniana. Sono sopravvissuti solo i network solidi e strutturati, era logico andasse così. D - Perché vent’anni fa c’era la fila per aprire un’agenzia di viaggi e oggi non più? R – Perché all’epoca c’è stato un grande misunderstanding: ricordate il claim “Lavora divertendoti” di chi cercava nuovi agenti di viaggi? Ecco, a quei tempi molti furono indotti a pensare che vendere viaggi fosse più divertimento e vacanza che impegno e sacrificio. Non è così, oggi fortunatamente lo si sa e chi fa il nostro mestiere – che rimane uno dei più belli del mondo – è cosciente del ruolo che ha e dell’importanza di essere bravo e sempre sul pezzo.
Intervista doppia: 4 domande a Luca Caraffini, Istante Viaggi e Dante Colitta, Welcome Travel Group
In questa intervista doppia rispondono a quattro domande che non sono mai state loro poste. 1. Il primo impatto del turismo nella tua vita. Caraffini - Era il 1972, avevo tre anni e mezzo e sono andato in Marocco da solo! Beh, non proprio: i miei nonni abitavano a Casablanca e i miei genitori mi hanno mandato a passare le vacanze al mare con loro. Affidato alle hostess della compagnia, in aereo avevo un borsello al collo con tutti i documenti e ricordo di non averlo mollato un solo istante: avevo già capito le cose importanti della vita. Colitta - Ho sempre sognato di fare l’agente di viaggi: a 16 anni ero già in grado di tracciare gli itinerari su Interrail per me e per i miei amici, con tutti gli incastri dei treni notturni per risparmiare sui pernottamenti in hotel (anzi, quali hotel?! Noi a quei tempi andavamo solo negli ostelli della gioventù...). Era il 1987 e il mio soprannome era “travel”: ti ho detto tutto... 2. Nel settore, ci sono dei colleghi che stimi più di altri, professionalmente? Caraffini - Ho imparato tanto dai colleghi di Costa Crociere e Alpitour, ma ammetto di nutrire più stima per un imprenditore che per un manager, perché il primo ci mette del suo, magari rischiando anche la casa, mentre il secondo - se le cose vanno male - al massimo perde il posto di lavoro. Il nostro settore è ricco di ottimi manager, ma anche di eccellenti imprenditori, ne cito solo qualcuno: i fratelli Pagliara, che si sono fatti da soli; la famiglia Pompili, che si è guadagnata un nome in un comparto, quello della villaggistica, molto competitivo. E poi altri che hanno puntato, con lungimiranza, sulla tecnologia, come Davide Catania o Frederic Naar. Colitta - Agli inizi della carriera ho apprezzato e legato tantissimo con Carlo Schiavon e Stefano Pompili, che hanno creduto subito nel progetto che stavo portando avanti allora, HP Vacanze Network. Successivamente ho avuto modo di collaborare e conoscere tanti imprenditori e manager molto preparati del trade leisure, ma se devo fare il nome di un manager allora cito Pier Ezhaya, che per risultati, vision e determinazione credo lascerà un segno durevole, nel nostro settore. 3. Meglio i romani o i milanesi? Caraffini - Mah, a Roma c’è “er ponentino” e poi il mare a due passi, il sole e i ristoranti di pesce, insomma una qualità della vita migliore della nostra, influenzata dalle nebbie padane e dal cielo color “grigio Curtatone”. Sarà per questo, e per la loro storia, che i romani hanno una migliore capacità relazionale, la battuta sempre pronta, un approccio più rilassato col business. Noi nordici portiamo sempre tutto all’estremo: la corsa all'utile, al numero, alla crescita, all’efficienza. Pure troppo. Colitta - Mah, io mi trovo bene coi milanesi, e pure coi mantovani (visto che Luca è di lì). Abbiamo caratteristiche diverse, non sempre ci capiamo, sul business vedo approcci talvolta opposti: però - forse proprio per questo - ci completiamo e siamo in grado di apprezzare uno i pregi dell’altro. È per questo che HP Vacanze e Bravo Net sono riusciti a fare tante cose buone insieme. 4. Dopo una vita dedicata al lavoro, la tua maggiore soddisfazione? Caraffini - Quando ho lanciato Istante Viaggi, nel 2022, ero alle prese con le incertezze della nuova impresa e un agente di viaggi - che mi conosce da sempre - mi ha detto: “Luca, so che non hai tutti i servizi pronti, ma ti conosco e so che a breve arriveranno: sono con te”. Non l’ho deluso. Colitta - Credo di aver realizzato quello che da giovane avevo sognato e da adulto ho pianificato, con la consapevolezza che senza impegno, sacrificio e accettazione del rischio non ci sarei mai riuscito. Tutto questo dando più importanza all’essere, piuttosto che all’apparire... Cerco sempre la “felicità manageriale” in quello che faccio e se ci riesco i risultati sono spesso garantiti. Oggi mi sento un uomo “libero di scegliere”, per il mio lavoro e per la mia famiglia, e questo credo sia il più grande dono ricevuto dal mestiere che ho scelto da ragazzo.
Michele Mazzini di Kappa Viaggi
Domanda - Miglior pregio e maggior difetto delle agenzie di viaggi italiane. Risposta - In linea col carattere nazionale, gli agenti italiani sono in grado di proporsi al cliente in maniera calorosa ed empatica, approccio non così comune nelle agenzie francesi. D’altro canto, in Francia sono ampiamente diffusi strumenti digitali avanzati per la pianificazione e la prenotazione, mentre da noi noto una certa lentezza nell’adattamento alle nuove tecnologie. D - Quali cambiamenti ha notato nel comparto, dal 2018 a oggi? R - Sono successe tante cose, considerata anche l’amara parentesi della pandemia. Ne cito due: una crescente domanda di viaggi sostenibili, grazie alla crescente consapevolezza ambientale, che ha indotto le agenzie a proporre itinerari ecologici, strutture ricettive eco-friendly e attività che rispettano l’ecosistema e le comunità locali. In secondo luogo, i viaggiatori moderni sono sempre più alla ricerca di esperienze autentiche che permettano di vivere la cultura locale in modo diretto: sempre più pacchetti di viaggio includono visite a luoghi fuori dai classici itinerari turistici, interazioni con le comunità locali e partecipazione a eventi e tradizioni del posto. Entrambi i fenomeni continueranno a crescere, in futuro. D - Cosa dovrebbero imparare le agenzie italiane dalle colleghe francesi? R - Oltre a essere più inclini alla tecnologia, gli agenti italiani dovrebbero essere flessibili e adattabili come quelli francesi: le esigenze dei consumatori cambiano costantemente e star loro dietro è ormai un’esigenza fondamentale, per restare sul mercato. Significa offrire pacchetti flessibili, opzioni di cancellazione e modifiche last-minute, seguendo e non osteggiando i desideri dei clienti. Lo so che la questione attiene spesso i fornitori di servizi, compresi t.o. e compagnie aeree, ma è compito dell’agenzia rappresentare e trasferire loro le esigenze del cliente.
Luca Caraffini di Istante Viaggi
Domanda - Da 20 anni esatti a fondare e gestire network di agenzie: cosa è cambiato da allora? Risposta - In passato avevamo un confronto di mercato, sia per quanto riguarda le agenzie che i tour operator, nettamente superiore. Vi era una concorrenza tra le parti, potevi impuntarti con un fornitore e cambiare bandiera, o network. Oggi tutto questo è cambiato, le relazioni sono più articolate e complesse, il business ne risente. In meglio, abbiamo tanti sistemi di comunicazione in più: prima si usavano le locandine appese alle vetrine; oggi lavoriamo sui social, tutto un altro mondo. D - L’integrazione verticale delle macro-aggregazioni: pregi e difetti. R - Io vedo più pregi, alla fine anche in Italia ci siamo uniformati al modello introdotto in Germania tanti anni fa: gli schieramenti sono chiari e le parti devono lavorare in maniera sinergica. Difetti: succede che l’agenzia non abbia in carrello tutti i tour operator su una determinata destinazione, perché in concorrenza tra loro, direttamente o su altri assi della filiera. A volte per scelte commerciali plausibili, ma altre per “problematiche ai piani superiori”, diciamo cosi. Invece pensare di essere amici di tutti vuol dire essere secondi con tutti, questo è sicuro... D - Cosa deve fare - oggi - un agente di viaggi per restare sul mercato? R - Tre cose che non ha fatto in passato: monitorare ricavi/vendite ogni mese, una maniacale attenzione alla marginalità è indispensabile; “diventare” sociale o farsi supportare a livello social, più che pensare di mettere i fax aggiornati in vetrina; scegliere i partner con cui “puntellare”, e uso proprio questo termine, la propria azienda. Aggiungo infine, pensare in grande, ma essendo coscienti dei propri limiti.
Trent’anni di turismo per Ivano Zilio
Domanda - Era il remoto 1992 e Lei fondò il Suo primo network di agenzie: Silverado. Quale la differenza più eclatante, oggi rispetto ad allora? Risposta – Eravamo dei privilegiati. Chi poteva permettersi di viaggiare - in un mondo senza internet e senza low-cost - era un privilegiato. Hostess e piloti di linea (allora c’era ancora l’Alitalia dei bei tempi) erano figure quasi mitologiche. E chi entrava in agenzia abbandonava una casa magari piccola e buia, o una strada piena di traffico, ed entrava in un altro mondo: mare e sole, spiagge esotiche e tramonti struggenti. Regalavamo sogni, come agenti di viaggi, e guadagnavamo pure. Bei tempi. D – C’è un manager o un imprenditore, del nostro settore, che ammira e che L’ha ispirata? R – Sì, uno in particolare. Adriano Biella, titolare della 3V di Desio, noto come fondatore di Buon Viaggio Network, presidente di Fiavet Lombardia e soprattutto ispiratore e motore della prima associazione di categoria, AINeT Associazione Italiana Network Turistici (fondata a Milano nel 2001, confluita nel 2015 in FTO - ndr). A merito di Biella non solo due operazioni (Buon Viaggio e AINeT) che hanno letteralmente segnato la storia della nostra industria, ma soprattutto la capacità di guardare avanti, di essere una persona illuminata: quando ti parlava di business, c’era sempre qualcosa da imparare. D – Cosa auspica per il nostro settore, dopo trent’anni di lavoro? Una parola sola R – Dignità. Riappropriarsi della propria identità di operatori turistici, riguadagnare dignità a un mestiere difficile, che impatta sulla felicità delle persone. Internet, le low cost, i social, gli influencer hanno cambiato il nostro mondo, ma dobbiamo recuperare l’orgoglio di saper comporre e gestire un itinerario di viaggio e di soddisfare un cliente, in modo empatico e coinvolgente. Nessun algoritmo, con o senza intelligenza artificiale, è in grado di farlo.
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A Massimiliano Zanessi, oggi direttore rete Gattinoni Travel Point, forte di una ultraventennale esperienza nelle reti di agenzie, tre domande e tre risposte secche. 




Ivano Zilio, presidente di Primarete Network di Padova, celebra trent’anni di attività nel settore. A testimoniare l’ampiezza dei suoi interessi basta fare una query con “Zilio” qui su