
Wired, il magazine noto come “la Bibbia di Internet”, lo chiama Connected Commerce e ne celebra la nascita con un pezzo dedicato alla ricerca “Connected Commerce: A Snapshot of the Modern Shopper”, condotta dall’agenzia internazionale di marketing e tecnologia DigitasLBi in 12 Paesi (USA, Cina ed Europa, Italia compresa): 1.000 consumatori per nazione, monitorati nelle proprie abitudini di acquisto tra febbraio e marzo 2014. “Smartphone e tablet stanno rendendo sempre più labili i confini tra lo shopping tradizionale e l’eCommerce”, afferma Carol Pesenti, Head of Italy in DigitasLBi. “Se da un paio d’anni si è diffusa tra i consumatori la tendenza ROPO Research Online Purchase Offline (ci si documenta in rete su un prodotto prima di acquistarlo fisicamente in negozio, vedasi immagine sopra a destra), ora si assiste alla nascita del fenomeno inverso, lo Showrooming ovvero
ROPE Research Offline Purchase Elsewhere (vedasi immagine sotto a destra): prima si visita il negozio per toccare dal vivo la merce, poi si procede all’acquisto on line, magari a un prezzo più contenuto”. Lo smartphone si colloca sempre più al centro dello shopping: sebbene solo il 28% dei possessori di un Samsung o di un iPhone abbia effettuato acquisti via mobile negli ultimi tre mesi, ben il 71,7% dichiara di utilizzarlo appena entrato in negozio. Sia per cercare maggiori informazioni sul prodotto che vuole acquistare (55,5%), sia per valutare recensioni lasciate da altri utenti (47,8%). Ma nello Showrooming è il prezzo a giocare il ruolo essenziale: una volta verificato che l’articolo “provato” in negozio è disponibile on line (oppure off line, ma altrove) a un prezzo migliore, il 65% decide di abbandonare il negozio, a condizione che la differenza di prezzo sia almeno del 5%; ma tale percentuale sale al 96%, se lo sconto applicato altrove si quadruplica al 20%. Cosa deve fare lo store tradizionale per “tenersi” il cliente? Può sfruttare la geo-localizzazione tipo Foursquare, garantendo al consumatore un voucher o un’offerta speciale direttamente sullo smartphone, una volta fatto il “check-in” in negozio. Può permettergli di personalizzare il prodotto che sta acquistando (ad esempio, un capo di abbigliamento con un accessorio) oppure di consultare una mappa che indichi dove si trovano determinati prodotti all’interno di un supermercato o di un centro commerciale. Quasi scontato il fatto che si debba poter pagare la merce direttamente dal proprio device, evitando code alla cassa. Il negozio “fisico”, raccontano i ricercatori di DigitasLBi, continua a mantenere un forte appeal per i consumatori che lo frequentano, soprattutto in Italia: serve per testare dal vivo i prodotti (per il 69,5%) o per affidarsi alla cortesia e all’esperienza di personale (51,8%). Ecco, cortesia ed esperienza: proprio gli atout di un’agenzia di viaggi “fisica” rispetto alle OLTA. Chissà quanti bravi agenti riusciranno a tenersi i clienti: anche quelli che smanettano selvaggiamente sull’iPhone, appena entrati in agenzia.








