Dalla vetta dei suoi 14 miliardi di euro di volume d’affari, 25 milioni di turisti e 63.000 addetti, TUI, il colosso prussiano (non a caso prima si chiamava Preussag AG), traccia gli scenari del tour operating mondiale. Il CEO Frenzel, invitato al MIB School of Management di Trieste, ha parlato chiaro, durante la sua lectio magistralis: nonostante sia al numero 1 in Germania, Benelux e Finlandia, al numero 2 in UK, Svezia e Austria e al 3 in Francia, TUI non intende modificare le strategie di TUI Italia, che – guidata da Gianni Rotondo – sta crescendo con costanza ma con numeri ancora migliorabili. Nessun colloquio con i grandi t.o. italiani, né Alpitour né Ventaglio, nonostante i costanti rumors a riguardo. Una strategia multicanale che comprende solo 4 linee di prodotto: il web, con 55 siti facenti capo a TUI; la vendita diretta dei biglietti aerei, con oltre 150 aeromobili (tra cui TUIFly) in flotta; l’intermediazione tradizionale, con 3.600 agenzie di viaggi di proprietà collocate in tutta Europa; il canale diretto, grazie a 55 call center che rispondono in tutte le lingue. “La vacanza è l’ultima cosa cui la gente è disposta a rinunciare, la recessione colpirà il nostro settore meno di altri” conclude Frenzel con una ventata di ottimismo teutonico.








