La Cina è più o meno vicina, secondo Michele Serra ed Erica Giopp
Michele Serra - Due anni fa, di questi tempi, tornavo a Pechino dopo tre anni di assenza. Trovai una Cina rinchiusa su se stessa, come appena risvegliata da un incubo; l’industria del turismo, in particolare, era paralizzata: le agenzie, le guide, i ristoranti spariti, i controlli per gli stranieri asfissianti… Tutto era rivolto esclusivamente al turismo interno: i pagamenti, ad esempio, erano possibili solo con le app cinesi, i contanti non si usavano più e le carte di credito straniere erano escluse dai circuiti: non si poteva prendere una metro, noleggiare una bicicletta, pagare un caffè. In più, dopo il disastro del Covid e dei lockdown brutali, l’immagine internazionale era distrutta. “Ci vorranno anni!” mi dissi quando atterrai a Wuhan per compiere il mio voto, per riportare la Cina al livello di prima. E invece eccomi qui, dopo soli due anni, in un Paese totalmente riaperto, in pieno boom turistico (almeno dall’Italia), che ancora una volta è stato capace di ripartire dalle sue ceneri: niente visti consolari, nuove linee ferroviarie, nuovi boutique hotel, nuovi musei, app che consentono l’acquisto di qualsiasi bene o servizio, traduzione simultanea con l’AI, agenzie di viaggi appena nate, guide nuove da conoscere, nuove opportunità, nuovi sogni... Il vecchio è stato messo in soffitta e ogni volta che torniamo ci vengono idee sbalorditive da mettere in campo: la programmazione è un cantiere sempre aperto. Oggi la Cina, fra tutti i nostri prodotti, è quello più rivoluzionario, quello che promette le prospettive più spettacolari. Proprio come l’anno in cui entrai in Mistral, o quello in cui nasceva il Quality Group: questo Paese è un eterno ritorno.
Erica Giopp - Lascio senza rimpianti una Cina dove ancora me la cavo nonostante l’uso compulsivo di WeChat, l’onnipresenza dell’intelligenza artificiale, il sorpasso dell’auto elettrica sul diesel, tutte cose che da noi sono fantascienza. Ecco, la cosa che più mi ha colpito è la massiva, totalizzante conversione all’auto elettrica. Ho visto gli immensi parchi di ricarica, perché i cinesi l’auto non la ricaricano a casa, nossignori, ma al parco di ricarica, mentre fanno la spesa o fumano la sigaretta: perché ormai, in effetti, per una ricarica bastano 5 minuti, signora mia. Ho visto gli strabilianti punti di cambio batteria per i taxi, che sembrano auto lavaggi e invece no: entri, ti infili nel garage, un montacarichi ti solleva, una calamita ti sfila la batteria, un carrello ti porta quella nuova, il montacarichi si riabbassa e avanti il prossimo. La sigaretta non la fumi perché è proibito nei pressi dei centri di cambio batteria, e, in effetti, non faresti in tempo: meno di due minuti! Mi ha stupito il fondamentale e decisivo riordino della logistica delle stazioni dei treni avvenuto negli ultimi anni. Prima dovevi arrivare con maggior anticipo che in aeroporto, affrontare un’estenuante coda per i controlli di sicurezza e batterti come un leone alle macchinette per ottenere la stampa del biglietto prenotato nottetempo. Ora, a biglietto prenotato su internet, si passano due semplici tornelli con la sola scansione di un documento d’identità (“Passpolt yes of cols!”) e si è a bordo. Nessuno chiede più il biglietto, nessuna lotta da leoni, nessuna coda. Mi ha stupito il downshifting del tour operator per cui lavoravo. Dove prima si lavorava schiacciati tra un desk con computer e l’altro, mangiando cibo da asporto nelle pause e sfidandosi all’ultima ora di straordinario, ora c’è un pratico open space, dotato di ampio tavolo di co-working, salotto per brainstorming, cucina per show-cooking. Si sta in “ufficio”, se ancora lo si può definire tale, dal martedì al giovedì, dalle 10 alle 15 e il resto: “home office” ladies and gentlemen. E il tema più dibattuto non sono i prezzi della concorrenza per un tour in giornata tra Roma e Firenze passando per Siena e San Gimignano, ma: “Cosa cuciniamo domani?”. Mi ha stupito trovare le mie amiche - che prima facevano le traduttrici – impegnate a vendere piercing senza nichel in eCommerce; quelle che gestivano camere su AirBnb a progettare satelliti per fare concorrenza a Starlink. Tutte ancora senza figli, nonostante l’età (35 anni suonati), l’abolizione della politica del figlio unico e gli incentivi statali (migliaia di Yuan, mica spicci). Torno con tre convinzioni: - che si può praticare il mandarino con l’Alexa di Xiaomi e anche se non dovessi più saper spiccicare mezza parola, a Pechino continueranno a dirmi: “Ohu, ma come parli bene cinese!” - che Shanghai ha lo skyline più bello del mondo, ovviamente dopo Roma - che sarebbe ora di visitare Taiwan: prima che sia troppo tardi.
Accordo di fusione tra la Move di Donzelli e Rosatelli e la Ocean Viaggi di Eliseo Capretti
Capretti farà l’amministratore delegato in questa nuova versione e nuova vita di Ocean. Nelle adv ci sarà ancora e sempre lui per i prossimi 3 anni. È un passaggio giusto ed equilibrato di un signore che dal lago di Garda ha sempre cercato di sviluppare turismo, sia outgoing sia incoming. Non è stato facile, ma ha sempre fatto il suo lavoro a testa alta. (r.v.)
Gattinoni: Isabella Maggi tra i 100 marketer più innovativi e il marketing olfattivo
E proprio di innovazione si tratta, nella declinazione sensoriale del marketing sul punto vendita, grazie all’essenza - veicolata con appositi diffusori - che Gattinoni ha realizzato con maestri profumieri: “TRAVELLER. Orizzonti di Viaggio”, disponibile con note di pepe nero e thè verde; di ginepro, cardamomo e lavanda; di legno di cedro, ambra e muschio bianco. “Come Gruppo siamo sempre aperti a esplorare nuove strade da percorrere e stavolta abbiamo voluto inserire uno strumento che generasse un approccio emozionale” spiega Maggi “Abbiamo lavorato sull’olfatto perché questo senso accoglie messaggi subliminali, trasporta istantaneamente: quel profumo di pane che riporta all’infanzia, quell’aroma di thè con le erbe di montagna, quei semi di lavanda che prolungano l’estate, quella brezza marina di un luogo del cuore”. I sensi del viaggio sono vista, udito, gusto e tatto; originale pensare all’olfatto.
Ivano Zilio celebra in grande i 30 anni di Primarete
Porto a novembre 2024 rappresentato dalle acque termali di Galzignano, nei Colli Euganei, dove a rendergli omaggio è giunto un vero parterre de rois: Leonardo Massa MSC, Michele Mastromei Costa Crociere, Tommaso Fumelli ITA Airways, Angelo Bartolini Qatar Airways, Renato Scaffidi Air Europa, Davide Calicchia TAP Air Portugal, Domenico Pellegrino Bluvacanze, Belinda Coccia Futura Vacanze, Massimo Diana OTA Viaggi T.O. e Massimiliano Masaracchia di Clikki Assicurazioni. Accompagnati dai rappresentanti delle 120 agenzie Primarete. “Dobbiamo tutti lavorare insieme, risolvendo eventuali conflittualità, perché non deve più esserci la rigida divisione e difesa di parte tra produzione e distribuzione. Se siamo una filiera, dobbiamo saper lavorare in team per un medesimo obiettivo che è la soddisfazione del cliente” afferma Zilio, che alla condivisione e al confronto ha sempre creduto, avendo militato per anni in Fiavet e nel 2001 fondato AINeT Associazione Italiana Network Turistici, poi confluita in FTO nel 2015. Qui la cronaca dell’evento del trentennale per la bella penna di Andrea Lovelock de l’agenzia di viaggi.
Location, location, location: il mantra commerciale a Venezia fallisce
Lo store del lusso KO a Venezia, ma non è colpa dell’overtourism Venezia. Un fiasco colossale. A due passi dal Ponte di Rialto. Dopo appena otto anni dall’inaugurazione. Lo sfarzoso centro commerciale del Fondaco dei Tedeschi è stato costretto a chiudere i battenti entro metà 2025: buco in bilancio da 100 milioni di euro, a rischio oltre 400 lavoratori tra dipendenti e indotto. La vicenda trascende Venezia, con la CGIL a chiedere un tavolo di lavoro urgente con il Governo. “Uno sfregio verso tutta la città e non solo” ammette un senatore di Fratelli d’Italia sul territorio. Ma soprattutto un caso di mala gestione. L’inganno di queste ore, tra politica ed eco mediatica, è tracciare la fuorviante equazione tra crisi del lusso - reale, nazionale, globale - e il peso dell’overtourism - altrettanto incontrovertibile - a discapito dei visitatori più abbienti... Qui per leggere tutto il resto.
|


















