Chi è Roberto Gentile

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L’EDITORIALE DI ROBERTO GENTILE

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CHI VA E CHI VIENE

IL NETWORK DEL MESE

L’AGENZIA DEL MESE

pesenti-andrea.jpgNon sono molte le reti che, in anni di contrazione del mercato come questi, riescono a crescere. SeaNet Travel Network, guidata dal dinamico Andrea Pesenti, fondata nel 2010 e giunta a 150 agenzie nel 2012 supera le 200 nel 2014 e punta a 300 nel 2015. La formula è quella dellaffiliazione commerciale e SeaNet è una delle poche reti che fa della formazione un punto di forza, grazie a seminari in aula e a webinar dedicati a temi utili a incrementare il business delle agenzie affiliate. Grazie alla joint-venture con SiTravel Network, sono circa 250 le agenzie che contribuiscono al “pacchetto” di 1.600 accumulato da Geo Travel Network.

 

giovannoni-fortunato.jpgpier-ezhaya.jpgPercorso irto di difficoltà quello intrapreso da Luca Patanè, nella sua veste di presidente Federviaggio e Confturismo, che a giugno 2014 annunciava fiducioso: “Il primo obiettivo in Federviaggio è quello di creare una federazione unica di settore, con Fiavet e AINeT. Siamo ancora separati, ma entro il 2014 prenderà vita” (clicca qui). In autunno la doccia fredda. Prima Pier Ezhaya (a destra), vice presidente vicario ASTOI Confindustria Viaggi, dichiara in conferenza stampa al TTG Incontri: “Siamo certi di poter fare grandi cose con le agenzie, lavorando ad esempio con soggetti come AINeT, che ne raccoglie oltre 5.000. Sappiamo che ci sono altre realtà che vogliono creare aggregati con AINeT, ma a loro sfugge un’informazione: buona parte delle agenzie sono controllate da nostri t.o.” (clicca qui). Concetto rafforzato dal presidente Fiavet Fortunato Giovannoni (a sinistra), che a “l’agenzia di viaggi” (clicca qui) chiosa risoluto: “Le dichiarazioni rilasciate dal presidente Luca Patanè hanno generato, soprattutto fra gli associati delle organizzazioni di categoria, dubbi, perplessità e molta incomprensione. Riguardo alla creazione di una Federazione di settore, Fiavet ha già espresso la volontà di giungere alla concretizzazione dell’apposita norma prevista dal nuovo Statuto di Confcommercio Imprese per l’Italia. Non si tratterà di alcuna forma di fusione, ma dell’attuazione più specifica di una politica di alleanze, prevedendo che le associazioni resteranno in vita, sia a livello nazionale che territoriale”. Per Ezhaya Patanè deve trattare con gli azionisti delle reti AINeT, per Giovannoni nessuna fusione, solo alleanze. Non la vediamo bene.

 

bluvacanze-logo.jpgaponte-gianluigi.jpgIl miglior articolo sulle intricate vicende MCS / Bluvacanze è stato pubblicato dal Corriere della Sera il 21 settembre 2014, a firma Mario Gerevini. Lo si riporta integralmente, come esempio - ormai raro - di giornalismo d’inchiesta, che non guarda in faccia a nessuno e dispone di informazioni riservate.

 

Alla fine il cavaliere bianco arriva dalla Svizzera, con un lettera in mano e un assegno in tasca. E così al gruppo Bluvacanze, che ogni anno fa viaggiare 2 milioni di italiani, tutti guardano al futuro più felici e contenti. Il cavaliere, in realtà, è un armatore, si chiama Gianluigi Aponte (in foto a destra), peroglio-longhin.jpgè il re dei cargo e delle crociere e proprietario della multinazionale, con base a Ginevra, MSC Mediterranean Shipping Company, 23 miliardi di dollari di fatturato. Bluvacanze è uno dei più grandi gruppi turistici italiani con una rete di 550 agenzie di viaggi, il tour operator Going e il numero uno dei viaggi d’affari, Cisalpina; da anni ha i bilanci in rosso. «Vi confermiamo il nostro impegno irrevocabile - è scritto su carta intestata della holding Sas Shipping di Aponte - a fare tutto quanto necessario affinché la società e le sue controllate abbiano fino a tutto il 31/12/2014 le risorse finanziarie occorrenti a far fronte ai propri impegni. Garantiamo l’integrità del capitale». La storia, tuttavia, non è così semplice e lineare perché il cavaliere bianco Aponte era già arrivato quasi tre anni fa e da allora gestisce il gruppo con il 51%.  L’altro grande socio è Unicredit che ha il 42% (più il pegno sulla quota MSC). La banca non ha voluto approvare, astenendosi, il bilancio 2013 di Bluvacanze. Un segnale piuttosto forte. Che cosa è successo, dunque, dal 2011 a oggi? Bluvacanze è in grave crisi quando MSC a fine 2011 la rileva, ricapitalizzandola, da Investitori Associati. Unicredit, la banca più esposta, accompagna l’operazione sottoscrivendo il 42%. Tutto torna: per MSC le agenzie di viaggi sono strategiche, Bluvacanze ha un socio di grande forza finanziaria, Unicredit sa di aver messo nelle mani migliori possibili un’azienda da risanare con un mercato dei viaggi in picchiata. La famiglia di armatori spedisce subito i suoi manager a gestire il gruppo. Passa un anno e si dimette il presidente di Bluvacanze. Nulla filtra, ma è un addio al veleno. Filippo Cesaris, avvocato dello studio Nctm, il giorno delle dimissioni denuncia in modo formale in un CdA (anche per tutelarsi da eventuali responsabilità) «la totale assenza di informativa da parte dell’amministrare delegato e del CFO» e contesta la volontà del socio di riferimento di creare uno steering committee «a prescindere - dice - da ogni considerazione sulla legittimità e autorevolezza di un organismo estraneo e non previsto dalla società». Fuori Cesaris arriva Pier Francesco Vago. MSC accorcia le redini perché Vago è il presidente esecutivo di MSC Crociere oltre che genero di Aponte. I bilanci 2011 e 2012 si trascinano quasi 100 milioni di perdite. Aponte e Unicredit mettono mano al portafoglio. Ma l’azienda non “gira”. E così arriviamo al 2014 con un altro bilancio in rosso (21 milioni) e patrimonio netto negativo. Ne fa le spese tutta la prima fila di manager. Prima viene licenziato il direttore generale Pino Costanzo, poi si dimette l’amministratore delegato Massimo Rosi. E a maggio parte un’azione disciplinare contro la CFO che poi si risolve con una transazione e le dimissioni. Piazza pulita, insomma. Aponte nomina un nuovo amministratore delegato (Alberto Peroglio Longhin) e spedisce in CdA un altro dei suoi super-manager, Giovanni Onorato, a.d. di MSC Crociere. Ci vuole un giro di vite. Troppi funzionari hanno i poteri di spesa. Uno di questi era stato beccato con le mani nella cassa e denunciato in tribunale: si autorizzava pagamenti sul conto personale per una cifra, si dice, di milioni di euro. Bluvacanze a metà 2014 è ancora sull’orlo dell’insolvenza. Rischiano di saltare finanziamenti e fidejussioni (a favore di IATA, per esempio) essenziali per lavorare. Non ci sono beni da mettere in garanzia perché anche i marchi sono in pegno a Unicredit. È a quel punto che parte la lettera dalla Svizzera e consente all’azienda di tirare il fiato e superare le scadenze di luglio e agosto. «Il primo obiettivo - dice oggi l’a.d. Peroglio Longhin (in foto a sinistra) - è il risanamento ma già nel 2014, secondo il nuovo piano, l’ EBITDA tornerà positivo per arrivare a un utile netto nel 2015, nonostante un mercato ancora in sofferenza».

 

gattinoni-mondodivacanze-logo.jpggattinoni-campagna.jpgIn una stagione nella quale praticamente nessun network investe in pubblicità trade (c’è la crisi...), Gattinoni Mondi di Vacanze si distingue con una campagna originale, puntando sul claim “Accetta la sfida! Nella squadra manchi solo tu”. “Lo scatto fotografico riprende i rappresentanti del network (Franco Gattinoni, Antonella Ferrari, Eros Candilotti, Piergiorgio Reggio, Sabrina Nadaletti, Michela Bellomo e Sandro Ferrari - ndr) che abbracciano una sagoma senza volto, l’agenzia mancante. Il claim è un invito a entrare in un gruppo, che ci mette la faccia e che quotidianamente affronta il mercato per cercare di facilitare il lavoro degli agenti di viaggio”, spiega Isabella Maggi, direttore marketing e comunicazione del Gruppo Gattinoni. Nella squadra guidata dal presidente Gattinoni manca, curiosamente, proprio la Maggi...

 

digital-innovation-logo.jpgpolimi1-distribuzione-vendite.jpgL’Osservatorio del Politecnico di Milano e Netcomm certificano la costante crescita dell’eCommerce B2c in Italia: + 17% nel 2014 rispetto al 2013 (clicca qui) e il valore delle vendite raggiunge quota 13,3 miliardi di euro. Raddoppiano le vendite via smartphone, pari a 1,2 miliardi di euro nel 2014, che, assieme a quelle via tablet, incidono per il 20% dei 13,3 miliardi complessivi. La parte del leone (con uno share del 40%) la gioca sempre il turismo, ma in calo di due punti percentuali rispetto al 2013. Molto precisa l’analisi di Blogo, che riportiamo integralmente:

 

Continua la crescita dell’eCommerce b2c in Italia: polimi2-dinamica-vendite2006-2014.jpg+ 17% se consideriamo le vendite da siti italiani (verso consumatori italiani e stranieri), per un valore complessivo di 13,3 miliardi di euro, e +16% se consideriamo gli acquisti dei clienti italiani (da siti italiani e da siti stranieri), per un valore totale di 14,6 miliardi di euro. Il valore dell’eCommerce passa così dal 2,6 al 3,5% del totale vendite retail e cresce significativamente la penetrazione in diversi settori merceologici: nell’editoria dal 4 al 7%, nell’informatica dal 7,5 al 10,5% e nell’abbigliamento dal 2,9 a quasi il 4%. 

I device mobili sono sempre più protagonisti: le vendite via smartphone registrano un incremento del 100% nel 2014 e superano gli 1,2 miliardi di euro, pari al 9% dell’eCommerce complessivo. Se si aggiungono quelle via tablet, l’incidenza delle vendite da dispositivi mobili raggiunge il 20% del totale eCommerce.

Sono questi i principali numeri presentati dal Osservatorio eCommerce B2c promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e da Netcomm al convegno intitolato “L’eCommerce B2c in Italia: le Dot Com corrono, i retailer rincorrono”.

“L’eCommerce nel nostro Paese è sempre più appannaggio delle Dot Com – prevalentemente straniere (come ad esempio Amazon, Booking.com, eBay, Expedia, Privalia, vente-privee.com), ma anche italiane (ad esempio Banzai e YOOX Group) – che complessivamente pesano per il 54% delle vendite (oltre il 70% se consideriamo solo i comparti di prodotto)”, afferma Alessandro Perego, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio eCommerce B2c di Politecnico di Milano e Netcomm. “Questa percentuale, non negativa di per sé, mette però in luce le debolezze degli operatori tradizionali (produttori e retailer), che ancora stentano a interpretare l’online come un reale canale alternativo e che per questo non riescono a giocare un ruolo da protagonisti come è invece avvenuto in molti mercati occidentali. Nonostante oltre 30 nuovi ingressi online tra gli operatori tradizionali nei diversi comparti merceologici, vediamo molto spesso un approccio poco convinto, volto più a enfatizzare i limiti dell’eCommerce rispetto al business tradizionale piuttosto che a coglierne pienamente le potenzialità. Nell’ultimo anno, in Italia, gli acquirenti online hanno superato i 16 milioni. Gli acquirenti abituali - ossia quelli che effettuano almeno un acquisto al mese - sono circa 10 milioni e generano il 90% circa del valore dell’e-Commerce B2c, mentre quelli sporadici sono 6 milioni. In media spendono 1000 € all’anno. Se confrontiamo i nostri 16 milioni di acquirenti con i web shopper dei principali mercati eCommerce europei non riscontriamo valori di spesa annua molto differenti: 1.100 euro/anno per quelli tedeschi, 1.000 euro/anno per i francesi e 700 euro/anno per gli spagnoli. Solo gli inglesi fanno registrare un valore degli acquisti annui decisamente superiore con quasi 2.000 euro all’anno. Resta ancora differente la numerosità: in UK i web shopper sono 39 milioni, in Germania 44 e in Francia 29, ossia rispettivamente il 78, il 74 e il 59% degli Internet User.

"Anche nel 2014", afferma Riccardo Mangiaracina, Responsabile della ricerca dell’Osservatorio eCommerce B2c del Politecnico di Milano, “l’analisi condotta attraverso le interviste agli operatori di eCommerce italiani conferma che il fattore determinante nell’indurre i web shopper all’acquisto online è il vantaggio di prezzo nei confronti dei canali tradizionali. La forte sensibilità dei clienti al prezzo ha come ovvia conseguenza una competizione molto agguerrita, potenzialmente pericolosa per la sostenibilità del business di molti operatori, che si sono quindi attivati per introdurre elementi di differenziazione del servizio, più efficaci sia nel creare fidelizzazione sia nel preservare marginalità adeguate. Si stanno quindi migliorando progressivamente le prestazioni di consegna, attraverso servizi aggiuntivi come la consegna su appuntamento, e si offrono modalità di acquisto sempre più personalizzate e su misura per il cliente”.

Gli eShopper non solo stanno crescendo, ma si stanno evolvendo. Siamo di fronte alla nascita di un nuovo tipo di cliente: Il ‘Superconsumatore’ ” afferma Roberto Liscia, presidente di Netcomm. “Il Consumatore, infatti, è profondamento diverso dal passato: ha preso il pieno controllo del processo di acquisto per soddisfare i suoi bisogni. Non solo acquista online, ma utilizza il web per effettuare acquisti tradizionali consapevoli. Il suo comportamento multicanale da per scontato che, in qualsiasi momento della giornata, egli possa accedere alle informazioni a lui utili attraverso tutti i mezzi, dallo Smartphone ad una vetrina di un negozio in strada abilitata ad essere un touch screen e che, nel contempo, possa effettuare l’acquisto dagli stessi mezzi. L’online influenza così in modo profondo circa un acquisto tradizionale ogni quattro, e quasi un acquisto su tre nel turismo."

Le vendite da siti italiani – 13,3 miliardi di euro nel 2014 – hanno fatto registrare una crescita pari a circa 2 miliardi di euro, riconducibile per il 70% alla vendita di prodotti e per il 30% alla vendita di servizi. Tra i comparti di prodotto spiccano abbigliamento e informatica ed elettronica di consumo, che contribuiscono alla crescita complessiva con circa 350 milioni di euro ciascuno. Tra i servizi emerge ancora il turismo, a cui è riconducibile un quarto della crescita totale, mentre restano sostanzialmente stabili gli altri settori (assicurazioni, ricariche telefoniche, biglietteria per eventi e i servizi venduti attraverso i siti di couponing). Il risultato di queste dinamiche è nel 2014 un incremento del peso dei prodotti sul totale eCommerce dal 40 al 45%, un passo importante verso la parità con i servizi, attesa a questo punto per il 2015. Il paniere dell’eCommerce italiano si sta quindi lentamente conformando a quello rilevato nei principali mercati stranieri, dove i comparti di prodotto hanno un peso più elevato rispetto ai servizi: si va dal 65% di UK e USA, al 75% circa di Francia e Germania fino all’80% di Cina e Corea del Sud.

Il valore del mercato eCommerce italiano (acquisti dei consumatori italiani da siti italiani ed esteri) pari a 14,6 miliardi di euro e in crescita del 16% rispetto al 2013, porta la penetrazione dell’online a oltre il 3,5% del totale vendite retail. Cresce in modo considerevole il tasso di penetrazione dei comparti Informatica ed Elettronica di consumo (dal 7,5 al 10,5%), Editoria (dal 4 al 7%) e Abbigliamento (dal 2,9 a quasi il 4%), grazie ad una crescita delle vendite rispettivamente pari al 31, 34 e 25%. Nei servizi, la penetrazione media resta intorno all’8%, senza variazioni significative rispetto al 2013.

Nel 2014 inizia a essere rilevante anche il contributo di alcuni comparti, poco significativi in passato, ma con un potenziale online notevole. In primis segnaliamo il food&wine “gastronomico”, che nel 2014 vale oltre 200 milioni di euro, in crescita del 30%, c’è poi l’arredamento, che vale oltre 130 milioni di euro, in crescita del 100%, infine segnaliamo la profumeria e cosmetica che nel 2014 raggiunge 40 milioni di euro, in crescita del 25%. Nel 2014 anche il grocery (inteso come spesa da supermercato) fa qualche passo in avanti. Il valore complessivo del mercato cresce del 18% e raggiunge 160 milioni di euro, per un’incidenza sul totale vendite retail ancora trascurabile (0,1%).

L’Export dell’eCommerce B2c italiano cresce del 24% e supera i 2,5 miliardi di euro. Le esportazioni valgono quindi un quinto delle vendite da siti italiani e sono imputabili per oltre il 50% al turismo, grazie prevalentemente agli operatori del trasporto e ai portali di hotel, e per circa un terzo all’abbigliamento grazie a operatori con spiccata vocazione internazionale e ai produttori I principali mercati di sbocco restano quelli occidentali (Europa e USA) con l’aggiunta del Giappone e la Russia. Restano sostanzialmente non aggrediti gli altri mercati, come ad esempio Cina e Sudamerica (Brasile in primis), e quasi assenti gli altri settori merceologici, come ad esempio il food&wine e il design nonostante le interessanti potenzialità.